Riserva Valle Colla

Prefazione

 

E' da tanto che volevo parlarvi della riserva di pesca valle Colla, una riserva che mi fa venire in mente tanti bei ricordi. Quando ero fanciullo mio padre mi portava volentieri a pescare in questa vallata a pochi chilometri da Boves. Li catturai la mia prima vera trota grossa. Me la ricordo ancora adesso, una stupenda fario di quasi otto etti. Era una trota locale, aveva una pinna caudale talmente grossa e ben sviluppata che mi faceva intuire quanto potesse essere potente, ma allo stesso tempo agile e veloce  in acqua e, soprattutto, aveva una livrea mozzafiatante per un ragazzino alle prime armi con una punteggiatura grossa color rosso sangue, il dorso color grigio chiaro e le pinne pettorali dorate con il contorno bianco molto ben sviluppate. Era un maschio visto che, oltre ai colori nuziali, aveva la mascella inferiore della bocca a becco. Avevo momentaneamente lasciato la compagnia di mio papà per avventurarmi in un tratto di torrente più a valle, ma dopo mezz'ora, quella canna in bambù lunga sei metri (composta da tre pezzi di pari misura) cominciava a diventare veramente molto pesante per un ragazzino di dieci anni. Praticamente, stanco e sfiduciato, visto l'assenza di toccate, avevo iniziato a pescare seguendo sì il torrente verso valle, ma tenendo la canna con le due mani abbassate, in modo perpendicolare rispetto alla mia camminata (posizione sicuramente non consona per un pescatore in caccia) quando all'improvviso, in una lunga lama con l'acqua relativamente bassa e con un unico pietrone che affiorando per metà dal fondo primeggiava in mezzo alla conca di roccia che formava, in quel tratto, il letto del Colla, sentii uno scossone arrivare dalla punta della mia canna. Mi girai verso il torrente. Impiegai un attimo ad individuare la lenza, visto ormai il mio pressoché totale disinteresse all'azione di pesca, ma riuscii a vedere, con la coda dell'occhio, un'enorme massa scura risalire la corrente, doppiare il cimino ricurvo alla “cuneese” (come si usava allora) della mia canna e nascondersi sotto quel grosso masso che, da solo, aveva la sfrontatezza di spezzare la corrente dell'acqua. La mia lenza per un attimo aveva seguito l'ombra, ma poi era tornata a navigare a valle del cimino segno che la trota aveva mollato l'esca.

E' molto facile nel torrente Colla imbattersi in lamette e buche scavate nella roccia viva.
 

 

Il mio cuore cominciò a battere forte, avevo capito che era una trota, una grossa trota, ma avevo  paura di averla punta e, di conseguenza, di averla persa. Inoltre l'acqua era limpidissima ed avevo anche un ulteriore timore: quello di essere stato visto. Chiamare mio padre era insensato visto che a poche decine di metri da me c'era un altro pescatore che risalendo il Colla sarebbe arrivato in ogni caso prima di lui e sicuramente l'avrebbe pescata considerando la mia solita “fortuna”. Non c'erano dubbi dovevo provare io a catturarla. Mi feci coraggio, recuperai la lenza, innescai due bei “portafas” (portasassi in piemontese) e feci scendere l'esca un po' più a monte rispetto al masso dove si era nascosta la trota. Niente! Passarono degli interminabili minuti, nei quali fui raggiunto e superato dal pescatore che avevo visto risalire il torrente e che ebbe la bontà di non provare anche lui a pescare in quella lama. Sembrava in ogni caso che la trota non volesse più uscire dalla sua tana ma, non appena la lenza, spinta lentamente dalla corrente dell'acqua, affiancò il masso, vidi di nuovo la sua enorme massa nera uscire, inseguire e superare il terminale ed iniziare ad aggredire l'esca. Il movimento naturale dell'esca l'aveva spinta ad abboccare. Vedevo il cimino della canna incurvarsi in maniera decisa, ma morbida senza scossoni, segno che la trota era veramente grossa. Il tempo non passava più, il timore/la paura di perderla mi impediva di sferrare, ma quando vidi la trota che iniziò a fare degli strani movimenti, quasi a volersi divincolare da qualcosa, e a risalire la corrente presi coraggio e sferrai. Iniziò una lotta furibonda con “la bestia” che iniziò a saltare fuori dall'acqua (cosa insolita per una fario) mentre io non riuscivo a recuperare filo per colpa di quel piccolo mulinello a recupero che avevo montato sulla canna, tra l'altro con la frizione tarata per trote più piccole. Ma alla fine, la salpai, recuperando il filo facendolo girare attorno alla mia mano sinistra e ritornai da mio padre a fargli ammirare il Mio trofeo, che fu tra l'altro la trota più grossa pescata in quella giornata a detta del guardia pesca che nel frattempo ci aveva raggiunto.

Scorrono gli anni e adesso mi sembra di essere ritornato alle mie origini. Difatti quest'anno mi sono iscritto anch'io all'A.S.D. Pescatori Valle Colla ed ho ripreso ad andare a pescare in quei luoghi che non solo mi stanno risvegliando i ricordi di quando ero bambino, ma mi hanno già dato tante soddisfazioni oltre a farmi riscoprire la bellezza di questa vallata da molti ignorata, ma che, nel suo piccolo, ha la capacità di offrire emozioni, colori, silenzi e tranquillità: il tutto in una “full immersion” di natura incontaminata (scusate, ma ogni tanto mi scappa un termine in inglese).

 

 

La valle Colla

A pochi chilometri da Cuneo, a pochi minuti da Boves, troviamo la sempreverde valle Colla il cui torrente ha origine dalla Bisalta, la montagna che domina Cuneo e gran parte della provincia Granda. Il massiccio della Bisalta (anticamente chiamata Besimauda), con la sua forma trapezioidale e il suo profilo piuttosto ripido ha l'aspetto di un vulcano ed effettivamente, visto che è formato quasi per intero da rocce porfiroidi: le besimauditi, (rocce metamorfiche di origine vulcanica) potrebbe trattarsi proprio di un vecchio vulcano proveniente dagli abissi marini che sebbene non più attivo emerse milioni di anni fa dall'allora Oceano Piemontese Ligure (per maggiori informazioni consultate la lezione n. 13 inserita nella didattica di Passionetrota ed intitolata “La formazione delle Alpi).


Un tratto del torrente Colla a poche centinaia di metri di altitudine rispetto alle proprie sorgenti.

 

 

Il torrente è alimentato da delle sorgenti che sgorgano un po' sotto la punta più alta della Bisalta, quella che si affaccia verso le Alpi Marittime: il Bric Costa Rossa. La Bisalta (chiamata da alcuni la montagna del Diavolo) funge da sparti acque proprio tra le Alpi Marittime e le Alpi Liguri e, a dire il vero, la vallata ne assume determinate caratteristiche. Dalla valle Pesio (Alpi Liguri) prende la vegetazione, i muschi, e la struttura dell'alveo del torrente visto che alcuni tratti del letto del Colla sono completamente scavati nella roccia. Proprio, per la mancanza di grosse sorgenti, anche la portata dell'acqua, come per il torrente Pesio, è scarsa nei mesi di luglio ed agosto fino a rinvigorirsi nuovamente dopo le prime piogge autunnali. Dalle valle Gesso (Alpi Marittime) ha preso la morfologia del torrente alpino, soprattutto nel tratto più a monte, con una miriade di cascate e cascatine, ognuna con la sua bella buca, quasi tutte tane potenziali per la trota onnipresente visto anche la qualità e la costanza delle semine effettuate


I colori del torrente Colla

 

La valle Colla si sviluppa da sud-ovest verso nord-est parallelamente all'estensione visibile da Cuneo del Massiccio della Bisalta. Il torrente Colla scende con un profilo piuttosto ripido soprattutto nella parte più alta della vallata incidendo il suo solco nelle già citate rocce besimauditi, le dure rocce verdognole che costituiscono quasi per intero la summenzionata montagna. Più a valle però l'inclinazione del torrente diminuisce in corrispondenza dell'incrocio con le colline bovesane costituite prevalentemente da materiale calcareo (trias) ed argilloso (terreni sedimentari). E' qui che il torrente devia il proprio percorso verso nord-est. In tutto questo tratto montano non mancano cascate e gole incassate nella roccia.

Il massiccio della Bisalta fotografato a circa un chilometro dall'inizio della vallata. La cima più innevata a destra è il Bric Costa Rossa. Dalle sue pendici ha origine il torrente Colla che poi, scendendo verso valle gira verso nord-est ed inizia a costeggiare il massiccio fino arrivare nei pressi di Boves e formando un segno a “V” orizzontale (>) sulla parte destra della montagna.

FOTO CARTINA CAI

 

Fauna e avifauna

Come già accennato la vallata può considerarsi un “trend d'unione” tra la valle Pesio (territorio gestito dal Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro), la valle Vermenagna e la valle Gesso (quest'ultima valle interamente gestita dal Parco Naturale delle Alpi Marittime). A pochi chilometri a sud, in territorio francese, si entra nel Parco Nazionale del Mercantour (www.mercantour.eu). Quindi si può capire come questa vallata sia una zona di passaggio e/o di rifugio per varie specie animali. Innanzitutto in questa zona montana è tornato il lupo, che si va a piazzare in cima alla catena alimentare dell'ecosistema della vallata, poi ci sono i caprioli, i cinghiali, le volpi, le faine, gli ermellini, i tassi, le lepri e, in alta vallata, le marmotte. Tra gli uccelli primeggiano l'aquila reale (ne ho vista una mentre pescavo a giugno), il gipeto, la poiana, il gufo reale, l'allocco, il picchio, il gallo cedrone, il fagiano di monte, la coturnice e la pernice. Tra i rettili primeggia la vipera rossa, dicono i pescatori e cacciatori locali assai impestata, cioè aggressiva. Di conseguenza si consiglia di andare a pescare sempre con gli stivali alzati (anche e soprattutto d'estate), di guardare bene dove si appoggiano le mani e di inoltrarsi tra la vegetazione con estrema prudenza.


L'aquila reale domina i cieli dell'alta valle Colla (foto Pantaleo Claudio)

 

Fauna ittica

Nel torrente Colla sono presenti esemplari di trota trota fario (selvatica e immessa), ma si possono incrociare anche lo scazzone (la bòta in piemontese) ed il gambero d'acqua dolce entrambi indicatori di qualità dell'acqua. Saltuariamente, nel tratto della riserva, vengono immessi anche dei salmerini.

La trota fario, regina incontrastata del torrente Colla

Preda preferita dei pescatori al tocco (nella foto una trota autoctona).

Vegetazione

Famosa per i funghi la valle Colla è ricchissima di vegetazione: nelle colline bovesane sono presenti boschi di faggio, frassino, foreste di abete bianco misto al faggio, larice, pino mugo e soprattutto il castagno. Oltre i limiti dei boschi, verso le cime del massiccio della Bisalta, le praterie offrono una straordinaria varietà di fiori che da maggio trasformano i pendii in uno straordinario giardino multicolore meta di variopinte farfalle tra cui anche alcune varietà della parnassius.

L'accesso alla vallata

La valle Colla interessa il versante sud-occidentale della Bisalta contenuta e protetta da quel lungo costone spartiacque che dal suo vertice estremo (il Bric Costa Rossa mt. 2,404) scende verso valle in direzione di Borgo San Dalmazzo separando così questa vallata dalla valle Vermenagna.

L'accesso da Cuneo avviene tramite comodissime strade (la vecchia provinciale e la veloce “Bovesana”) che scorrono lungo l'altopiano pedemontano sulla destra del torrente Gesso. Le distanze da Cuneo sono brevissime: da Cuneo a Boves (mt. 600) prendendo la circonvallazione est-ovest e la Bovesana ci vogliono meno di dieci minuti (7 Km). Da Boves una bella strada raggiunge dalla piazza principale (Piazza Italia) il torrente Colla per poi affiancarlo e risalirlo verso monte fino a raggiungere le borgate di Castellar (mt. 750 a 4 km. da Boves) e di San Giacomo (mt. 800 a meno di 2 km. dalla precedente frazione). Da lì la strada continua a salire costeggiando il torrente Colla fino alla passerella che porta al rifugio del Garb. Poi la strada si trasforma in una mulattiera e, successivamente, in un sentiero che, allontanandosi dal corso d'acqua e salendo lungo il costone porterà alla cima più elevata della Bisalta (il più volte citato Bric Costa Rossa mt. 2.404)

La Bisalta domina Cuneo, il suo versante destro che scende verso Borgo San Dalmazzo separa di fatto la valle Colla dalla valle Vermenagna
 

 

Boves: da residenza romana a città partigiana martire per la libertà.

Dal 19 settembre 1943 al 3 gennaio 1944 Boves e le frazioni della valle Colla furono teatro di feroci combattimenti tra la banda partigiana guidata dall'ufficiale Ignazio Vian e le spietate e feroci truppe tedesche che misero a ferro e fuoco sia la città che le borgate limitrofe, comprese proprio quelle della valle Colla, con uno spaventoso bilancio di vittime e di distruzione. Boves, per questi tristi fatti sunto di barbarie tedesche e di atti di eroismo che videro come protagonisti sia partigiani che semplici civili, fu premiata nel 1961 con la medaglia d'oro al valor civile e nel 1963 con la medaglia d'oro al valor militare. Ma Boves, non guadagnò un importanza storica solo per questi fatti, la città di per se ha origini antichissime. Colonia romana nel periodo in cui le legioni romane si inoltrarono alla conquista della Gallia Cisalpina. Diventata prima “Castrum” (accampamento militare) e successivamente “Locus” (luogo di residenza) Boves risulta menzionata per la prima volta in un documento giunto fino a noi dal lontano 815 con il nome di Bovixium. Saccheggiata dai Saraceni  fu poi terra di conquista da parte della nobiltà locale. Boves diventerà successivamente dominio dei Marchesi del Vasto per poi passare sotto il controllo dei Marchesi di Busca (1144), dei Marchesi di Ceva (1214), del Marchesato di Saluzzo, dei Visconti per poi passare dal 1396, sotto il controllo degli Acaja. Dal 1418, sotto il governo sabaudo, conseguì la tanto sospirata autonomia comunale con la conseguente approvazione dei propri statuti.

 

MA ORA PARLIAMO DI PESCA

 

L'A.D.S. Pescatori Valle Colla

Per conoscere la storia della società di pesca e della riserva di pesca Valle Colla, nonché per vedere delle foto storiche, visionare il Regolamento della stessa riserva e il tariffario per l'acquisto dei buoni vi rimando al sito www.riservavallecolla.it.

La riserva di pesca Valle Colla.

Per poter pescare in questa riserva, oltre ad essere in regola con i versamenti prescritti dalla legge sulla pesca in vigore (vedasi il versamento per la concessione governativa, attualmente di €. 22,72/importo 2011) è necessario versare una quota associativa (attualmente di €.15,00/importo 2011). Una volta iscritti all'A.S.D. Pescatori Valle Colla si possono acquistare i buoni da pesca (tagliandi singoli semi giornalieri suddivisi per tratto e per numero di catture e/o blocchetti di buoni da pesca con analoghe caratteristiche). Sia le quote associative che quelle integrative sono variabili di anno in anno. Il rilascio dei permessi avviene a discrezione della stessa A.S.D. Pescatori Valle Colla, tenuto conto dell'affluenza dei pescatori e della possibilità della riserva. Per i pescatori residenti nel comune di Boves, in base al R.D. 04/02/1915 n. 148, sono presenti delle agevolazioni che vengono rese note ogni anno prima dell'apertura della stagione piscatoria. Sia i singoli buoni che quelli contenuti nei  blocchetti sono nominativi e strettamente personali. In base all'art. 10 del Regolamento per la gestione della riserva di pesca valle Colla (www.riservavallecolla.it),  il pescatore non può cedere permessi per nessun motivo a terzi. Lo stesso ha però la possibilità di accompagnare occasionalmente persone estranee (familiari o non associati) per un massimo di due persone per giornata di pesca imbucando, per ogni pescatore invitato, un proprio tagliando. Ogni associato è direttamente responsabile del comportamento e del rispetto del Regolamento vigente da parte del pescatore accompagnato.

La riserva si divide in due tratti: il Tratto giallo (quello più a valle) ed il Tratto rosso (quello più montano). Ogni pescatore, prima di iniziare la pesca, deve compilare ed imbussolare la 1a parte del tagliando di cui si compone il buono da pesca nelle apposite cassette ubicate, a seconda del tratto della riserva, nelle seguenti località:

TRATTO GIALLO: (dal ponte del Meniot al ponte dei Merlat) le cassette sono collocate sul lato o sulla ringhiera in ferro dei parapetti dei due ponti menzionati.

TRATTO ROSSO: (dal ponte dei Merlat alla passerella che porta al rifugio Garb) le cassette sono posizionate sul ponte del Merlat, nel piazzale di Castellar, nel piazzale di San Giacomo, in località Tetto Grosso e nella zona Buscajé  presso la baracca dei pescatori.

La validità di entrambi i buoni è semigiornaliera.

La pesca esercitata con il tagliando relativo al Tratto giallo non permette la pesca nei valloni laterali. Al contrario la pesca esercitata con il tagliando relativo al Tratto rosso permette di pescare nei valloni laterali che saranno aperti o chiusi a seconda delle decisioni prese di anno in anno dal Direttivo dell'associazione che gestisce la riserva. La pesca nei valloni laterali è permessa a patto che vengano utilizzati ami senza arresto (ardiglione) e di misura non inferiore al numero 5. Se la pesca viene esercitata nei valloni laterali è fatto obbligo assoluto di indicarlo in modo indelebile sia sulla prima che sulla seconda parte del tagliando scrivendo il nome del vallone scelto per la battuta di pesca.

Per entrambi i tratti della riserva, al termine della pesca, il pescatore dovrà imbussolare la seconda parte del tagliando (anch'essa precedentemente compilata prima di iniziare a pescare) nelle apposite cassette del tratto in cui si è praticata la pesca entro le 12:30 (per chi ha esercitato la pesca al mattino) e non dopo le 19:30 (per chi ha pescato nel pomeriggio). Ad ogni cattura, prima di riprendere l'azione di pesca, è tassativamente obbligatorio staccare una delle appendici numerate dalla seconda parte del permesso tenendo un ordine crescente. Ricordo che la pesca è consentita esclusivamente nel periodo di apertura della riserva stabilito annualmente dall'associazione (nel 2011 la riserva ha aperto il 2 aprile 2011 e ha chiuso i battenti domenica 25 settembre) nei giorni di lunedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica di ogni settimana dalle ore 07:00 alle ore 12:00 e dalle 14:00 alle ore 19:00. Nei giorni di martedì e di venerdì la pesca è consentita solo quando si tratti di giornate festive.

La pesca è consentita esclusivamente con la canna da fondo, a lancio, a “frusta” o mosca inglese. La lenza dovrà essere munita di un solo amo. Sono consentite tutte le esche ad eccezione del sangue, delle larve di mosca carnaria, del pesce vivo o morto e della placenta. E' vietata qualunque forma di pasturazione e la detenzione di esche proibite e di pastura di qualsiasi natura. La misura minima delle trote che possono essere catturate in questa riserva è di 22 cm. per la trota fario e di 35 cm. per la trota marmorata. Qualora venisse catturata una trota di misura inferiore, il pescatore dovrà rimetterla in acqua cercando di arrecarle il minor danno possibile (se la si prende in mano per slamarla è doveroso bagnarsi prima le mani). La vigilanza è affidata ai guardia pesca della riserva, ai Vigili Municipali, agli Agenti di Pubblica Sicurezza nonché agli stessi associati. Per qualsiasi altra delucidazione e dubbio Vi consiglio di visionare il summenzionato Regolamento che troverete pubblicato interamente sul sito www.riservavallecolla.it.

Per avere ulteriori informazioni su questa riserva di pesca potete visionare anche la scheda sintetica della riserva pubblicata sempre su questo portale nell'apposita sezione dedicata alle più belle riserve di pesca del cuneese. Tale scheda verrà aggiornata ogni anno con le nuove tariffe stagionali.

Ma adesso esaminiamo più nel dettaglio i due tratti della riserva.

Il tratto più a valle, quello giallo che dal ponte Meniot si estende fino al ponte dei Merlat è il più selvatico. Contraddistinto da lunghe lame e da una vegetazione selvaggia che certe volte rende difficile non solo la pesca, ma anche il raggiungimento dello stesso torrente, questo tratto è molto apprezzato dagli associati. Qui si possono catturare anche delle trote fario di notevole taglia mentre la tecnica di pesca più redditizia è lo spinning e la pesca al tocco. Le trote seminate sono un po' più piccole rispetto a quelle immesse nel Tratto rosso, ma la difficoltà nel catturarle e la possibilità di incrociare delle trote locali rende il tutto estremamente invitante ed addescante per quei pescatori che vogliono pescare in una vera riserva e non in una pesca facilitata.

Alcune immagini del tratto rosso della riserva di pesca valle Colla.

Nel corso della stagione vengono immesse anche trote ben oltre i tre chili e mezzo

 

Il Tratto rosso invece è quello più facile da raggiungere ed anche il più esteso. Le trote vengono sapientemente seminate lungo tutto il tratto anche grazie al fatto che il torrente è costantemente affiancato dalla stradina comunale che consente un costante appoggio del mezzo utilizzato per il trasporto delle trote nei confronti degli addetti alla semina. Il tratto più esclusivo di questa riserva inizia un po' prima di San Giacomo (ponte Merlat) e risale la vallata da prima entrando in una profonda gola, poi in un tratto dominato da bellissimi prati verdi poi, quando la stradina comunale passa dalla sponda destra del Colla a quella sinistra c'è un tratto dove il corso d'acqua viene nascosto da una fitta vegetazione per poi riapparire e mostrarsi al pescatore ricco di buche, cascate e piccole lame. Qui è il regno della pesca al tocco. Ogni buca praticamente ha le giuste caratteristiche per ospitare la trota tanto che certe volte le toccate si susseguono in maniera proporzionale rispetto alle buche esplorate con la nostra lenza. Le trote variano dai tre etti al mezzo chilo, ma non è difficile imbattersi anche in qualche grossa trota fario visto che vengono settimanalmente seminate trote oltre il chilogrammo, anzi in occasione del Memorial Carlo Cavallo, di solito vengono immesse alcune trote di peso ben oltre i tre chili e mezzo (vedasi foto). L'esca principe, per tutto il tratto della riserva, è il lombrico di terra visto anche la presenza di bellissimi prati che si incuneano volentieri, con il loro verde, tra le sponde rocciose del torrente. Molto redditizia è anche la camola del miele mentre, per chi volesse pescare a cucchiaino, consiglio di valutare sul posto alcuni fattori chiave per centrare un ricco bottino: 1° la portata d'acqua del torrente, 2° la temperatura dell'acqua e 3° la presenza di pescatori nel tratto in cui si vuole pescare nel caso che la portata d'acqua fosse modesta. Indubbiamente la pesca a lancio è molto bella da praticare visto le innumerevoli buche e lamelle che si susseguono lungo tutto il tratto della riserva, ma, devo riconoscerlo, proprio il fattore spazio, cioè la grandezza del torrente, legittimerebbe la pesca solo agli spinnologhi più esperti nel caso che la portata dell'acqua fosse ridotta. In ogni caso l'utilizzo di un rotante n. 2 o n. 3 argentato e il pescare risalendo il torrente dovrebbe consentirvi di fare quota anche se siete alle prime esperienze. Vi ho spaventato? Tranquilli la quota la raggiungete lo stesso se seguite i miei consigli! E poi, al massimo, se vi trovate in difficoltà, se non avete una canna da pesca per pescare al tocco, potete pescare con la tecnica della combinata che si attua pescando al tocco con la canna da spinning (se volete due dritte guardate i video pubblicati su Passionetrota dedicati a questa nuova tecnica di pesca).

Ed ora un ultimo consiglio. Risalite il torrente a piedi e sceglietevi una bella buca dove iniziare a pescare, ma prima di immergere la lenza nel torrente o di fare il primo lancio a spinning, chiudete gli occhi e respirate profondamente … fatevi “contaminare” dalla natura che vi circonda!

Nella foto un bellissimo esemplare di trota selvatica