
Itinerari
di Pesca - La Valle Pesio
LE ALPI LIGURI,
IL PARCO NATURALE ALTA VALLE PESIO E TANARO, LA CERTOSA DI SANTA MARIA, LE
SORGENTI DEL TORRENTE PESIO E LA
RISERVA DI PESCA VALLE PESIO
PREMESSA
Mi
premeva molto poter scrivere su questa straordinaria vallata del Cuneese sede
del Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro nonché di una delle più belle
riserve di pesca esistenti nelle Alpi Liguri.
L'alta
valle Pesio si presenta completamente diversa dalle altre vallate grazie alla
forte presenza di vegetazione.
In
questo tratto di vallata si può affermare che il verde non è un componente del
paesaggio, ma ne costituisce, assieme all’acqua cristallina presente nel
torrente, l'elemento principe.
In
particolare, proprio lungo tutto il tratto della riserva di pesca, il corso del
torrente sembra quasi essere
protetto, nascosto da Madre Natura, facendolo scorrere dentro profonde gole o
dentro un'autentica galleria di nobili e secolari alberi dalle multiformi e
variopinte foglie, in mezzo a un prezioso tappeto di muschi e di piccole piante
acquatiche.
LE ALPI LIGURI
Contemplando
una qualsiasi cartina geografica della provincia di Cuneo si nota, osservando la
catena montuosa delle Alpi, che, dopo le Alpi Marittime, si verifica un certo
assottigliamento dello spessore interno del tratto alpino nel suo limite sud
occidentale dovuto ad una graduale diminuzione della presenza dei rilievi
prealpini affacciati verso la pianura del cuneese.
Dal
lato esterno, invece, si riscontra una diramazione montuosa secondaria che, dal
monte Saccarello (m.2200) situato tra la valle Roia e la valle del
Tanarello, si distacca dalla catena alpina
puntando verso sud fino a raggiungere il mar Tirreno.
Lungo
questa appendice montuosa che segna, visto il suo asse longitudinale, il confine
meridionale tra l'Italia e la Francia, dominano le vette imponenti e rocciose
del Pietravecchia (m.2038) e del
Toraggio (m.1979).
Quanto
appena descritto coincide con l’ultimo tratto delle Alpi occidentali, quello
delle Alpi Liguri, che partendo all’altezza del colle di Tenda, a pochi
chilometri da Limone Piemonte, si estende fino all'altezza del colle di Cadibona
in provincia di Savona. Il colle di Cadibona viene indicato come il punto di
delimitazione morfologica delle Alpi e di intersecazione con l’Appennino anche
se, da un punto di vista geologico, questo punto di delimitazione tra le due
catene montuose viene spostato più a est all’altezza del Passo della
Bocchetta in provincia di Genova.
In
questo tratto alpino si verifica vistosamente, una graduale, ma importante
diminuzione dell'altezza dei rilievi. Malgrado ciò sono menzionabili alcune
importanti vette, tutte sopra i 2200 metri di altezza, tra cui: il massiccio del
Marguareis (m.2651-2590) definito al piccola dolomite delle Alpi Liguri, la cima
Bozano (m.2564), le cime della Bisalta, avamposto delle Alpi Liguri, che domina
dall’alto Cuneo e la pianura piemontese, e le vette del Cars e del Mondelè.
Il
paesaggio delle Alpi Liguri è caratterizzato da altopiani calcarei e alte
pareti a strapiombo nelle quali si apre il più importante sistema carsico del
Piemonte. E’ proprio per quanto appena descritto che queste montagne,
costituite da rocce calcaree, vengono anche ridefinite “piccole Dolomiti”.
Il
massiccio del Marguareis, simbolo delle Alpi Liguri, ricorda le più importanti
Dolomiti
La
Bisalta, avamposto delle Alpi Liguri, domina dall’alto Cuneo (nella foto il
viadotto Soleri)
La
disposizione geografica di questo tratto alpino, contrapposto direttamente al
Mar Ligure, crea le condizioni ideali per determinare frequenti fenomeni
temporaleschi con abbondanti precipitazioni e mantenere un elevato tasso di
umidità favorendo così una rigogliosa copertura forestale delle varie vallate
dove spiccano i boschi di latifoglie nobili e di abete bianco.
Tra
i corsi d’acqua che trovano origine dalle Alpi Liguri, oltre al torrente Pesio,
che esamineremo più avanti, il più importante è senza dubbio il Tanaro, ma
molto frequentati dai pescatori, per la qualità delle acque e della fauna
ittica presente, sono anche i torrenti Ellero, Corsaglia e Casotto in Italia e
l’alto Roia in Francia (Roya in francese).
Le
Alpi Liguri garantiscono dalle loro cime più elevate, grazie alla loro
posizione geografica panorami unici e completamente diversi determinati
unicamente dall’orientamento dello sguardo dell’osservatore. Infatti,
guardando verso Sud, si può scorgere il mare con il suo riflesso che può
cambiare di colore a seconda del momento e dalla luminosità della giornata
variando dal dorato, all'azzurro, all'argentato
mentre guardando verso Nord, magari dall’alto delle cime della Bisalta,
del Cars e del Mondelè si può ammirare tutta
la conca della provincia di Cuneo delimitata, oltre che dalle stesse Alpi
Liguri, dalle Alpi Marittime (tra cui spiccano il gruppo dell'Argentera e il
monte Matto) e dalle Alpi Cozie che ci fronteggiano con la maestosità del
Monviso, con la sua suggestiva e imponente forma piramidale, dalle cui sorgenti
sgorga il più importante fiume d'Italia: il Po.
Nelle
giornate limpide è addirittura possibile osservare il proseguimento della
catena alpina verso il torinese e la Valle d'Aosta potendo identificare con una
certa facilità le cime del lontano Gran Paradiso e dell'ancora più lontano
Monte Rosa.
Le
Alpi Liguri, il cui nome deriva dalle popolazioni dei “Ligures” che già
dall'epoca preromana si erano stanziate nelle sue valli, si differenziano dalle
confinanti Alpi Marittime non solo per la loro altitudine e per l'orientamento
dell'asse, ma anche per la tettonica che appartiene a un altro periodo e per la
diversa conformazione della roccia che è costituita prevalentemente da rocce
calcareo dolomitiche e da rocce sedimentarie anziché da rocce silicee e
cristalline presenti nelle Alpi Marittime. Questa ultima caratteristica pone
quest’area alpina tra le più frequentate dagli speleologi vista la notevole
presenza di grotte di varia accessibilità, grandezza e profondità tra cui
famosissime sono quelle dei Dossi e quella di Bossea.
Per
chi vuole rimanere in superficie, ma vivere lo stesso emozionanti avventure
sportive, le Alpi Liguri, nella zona del Mongioie, presentano compatte pareti di
splendido calcare per la gioia di chi pratica l'alpinismo o fa arrampicata su
roccia mentre offrono bellissimi percorsi per gli amanti della mountain bike o
delle passeggiate a cavallo o del trekking. Ovviamente la pesca sportiva è una
delle maggiori attrattive visto la presenza di stupendi torrenti dalle acque
pregiate tanto che alcune di queste vallate sono state scelte dalla Sezione di
Cuneo della F.I.P.S.A.S. come laboratorio naturale per la reintroduzione della
trota Regina.
Per
la stagione invernale sono raggiungibili importanti stazioni sciistiche (Frabosa,
Prato Nevoso, Artesina, Garessio Duemila) e praticabili emozionanti piste di sci
di fondo.
IL
PARCO NATURALE ALTA VALLE PESIO E TANARO
Storicamente
la Valle Pesio è sempre stata una zona rurale alpina piuttosto “povera”
dove gli abitanti erano soprattutto dediti alla pastorizia, all'agricoltura
(incentrata in particolare ad un intenso sfruttamento del castagno),
all'allevamento dei bachi da seta e all'artigianato. In
montagna l’unica attività economica riguardava il taglio e la trasformazione
del legno raccolto in carbone mediante metodi artigianali o la lavorazione artigianale dello stesso.
La
Valle Pesio è da sempre famosa per la vegetazione rigogliosa, favorita da una
sua valorizzazione da parte dei Certosini grazie a uno sfruttamento forestale
pianificato e razionale poi proseguita dall’Opera Pia Parroci di Mondovì.
Istituito
nel 1978 il Parco gestisce il patrimonio naturale e faunistico di un'area di
6770 ettari e ha consentito la tutela delle specie botaniche, alcune
delle quali uniche, e del patrimonio boschivo che, lungo la vallata, tocca tre
fasce altitudinali (la montana, la subalpina e l’alpina) e ha permesso la
reintroduzione di parecchie specie appartenenti alla così detta fauna maggiore
ad eccezione del camoscio unica specie degli ungulati , oltre al cinghiale,
sopravvissuta ai secolari prelievi venatori.
Discorso
a sé per il lupo, scomparso da quest’area alpina all’inizio del ‘900 e
ritornato dopo aver ritrovato in questo territorio un elevato numero di animali
selvatici, potenziali prede, tanto da essere scelto dallo stesso branco come
zona adatta per riprodursi ed allevare i propri cuccioli.
La
fauna ospite del Parco è rappresentata dal cervo, dal capriolo, dal camoscio,
dal cinghiale, ma anche dal lupo, loro unico predatore naturale e simbolo del
Parco, e altri piccoli mammiferi tra cui: la volpe, il tasso, la lepre, la
marmotta, il ghiro e lo scoiattolo.
Nel
Parco sono presenti quasi tutte le specie dell’avifauna alpina che,
particolarmente ricca di passeriformi, vede la presenza dell'aquila reale,
presente con due coppie nidificanti nelle due principali vallate del Parco, del
gufo reale, del gufo comune, dell'allocco, del raro picchio nero, del gallo
forcello, del gracchio e della pernice bianca.
E’
possibile ammirare qualche volta anche il gipeto sconfinante dal vicino Parco
Naturale delle Alpi Marittime che ha sede nel cuore della valle Gesso.
La
vegetazione è l'elemento predominante del paesaggio. Immensi boschi di
latifoglie nobili, quali aceri, olmi, faggi, tigli, ciliegi selvatici e frassini
cedono il passo ai boschi di abete bianco e di querceti creando quelle
particolari e fiabesche gallerie
naturali che nascondono e proteggono magicamente il torrente Pesio (mancano solo
i folletti! Visto la forte crescita di funghi nel sottobosco). Vicino alle
sponde del torrente è inoltre un’esplosione di muschi, cespugli e piante rare
che caratterizzano la vegetazione degli ambienti umidi del parco.
E’
proprio una zona alpina unica da un punto di vista botanico impreziosita dalla
presenza di particolari gigli e orchidee che crescono solo in queste vallate.
Giglio di S.
Giovanni
Esemplare di fungo porcino
Importante
è sottolineare anche lo scopo didattico del Parco, supportato dalla gestione di
due stazioni botaniche, da un osservatorio faunistico situato nelle vicinanze
del Pian delle Gorre in Valle Pesio e da un attivo laboratorio territoriale di
educazione ambientale che organizza corsi di aggiornamento per insegnanti di
vari livelli, settimane verdi e soggiorni estivi.
le
maggiori attrazioni naturali.
Tra
le principali attrazioni non possono non essere menzionati: il massiccio del
Marguareis, cuore delle Alpi Liguri, che domina l’alta valle Pesio;
la grande distesa di rocce calcaree della conca delle Carsene; il Pis del
Pesio dove una serie di cascate sgorgano impetuose da una parete di roccia
originando il torrente; la gola delle Fascette; il bosco delle Navette.
Il
Parco è gestito, assieme ad altre 4 riserve naturali (l’Oasi di Crava-Morozzo
che ospita decine di specie di uccelli acquatici, i fenomeni geologici erosivi
dei Ciciu del Villar, l’area archeologica di Agusta Bagiennorum e le sorgenti
del Belbo) dall’Ente Parchi e Riserve Naturali Cuneesi che ha la sede
amministrativa a Chiusa Pesio in Via S. Anna, 34 (la sede del Parco che include
un museo, una sala incontri e un laboratorio didattico è situata poco dopo il
centro abitato di Chiusa Pesio, all’inizio della provinciale per la Certosa di
Pesio)
Tel.
0171/734021
Fax
0171/735166
E-mail
: p.valpesio@mtrade.com
Sede
operativa nella Valle Pesio
Località
Certosa – Villaggio d’Ardua – tel. 0171/738337
Sede
operativa nella Valle Tanaro
Località
Carnino Inferiore – Briga Alta – tel. 0174/390194
(indirizzi,
recapiti telefonici e e-mail presi dai vari depliant distribuiti dal Parco
stesso)
LA
CERTOSA DI SANTA MARIA IN VALLE PESIO
La Certosa di
Pesio, il più importante monumento storico nonché l’elemento architettonico
di maggior rilievo delle Alpi Liguri, fu costruita nel 1173 dai monaci Certosini
nel cuore dell’alta valle Pesio, un vastissimo ma rurale possedimento terriero
donato all’Ordine religioso dai Consignori di Morozzo.
Ingrandita
nel 1500 diventerà un importante centro di cultura e di raccolta di preziose
opere d’arte.
Verso la
metà del 1600 venne ridisegnata raggiungendo
il suo massimo splendore strutturale con la costruzione, sotto la guida di
Giovenale Boetto, architetto della Corte di Savoia, dell’elegante loggiato che
si estende in fondo al viale di ingresso e della scala monumentale che collega
internamente i due piani del Monastero.
Sono da
menzionare anche il Piccolo Chiostro, il Grande Chiostro e la chiesa abbaziale
superiore, impreziosita dagli affreschi del Parentani e del Claret, costruita su
quella primaria del XII secolo.
I frati
dell’Ordine di S. Brunone nel corso di questo periodo svolsero un importante
opera volta al miglioramento delle risorse agricole e di valorizzazione delle
risorse forestali della vallata grazie all’oculata gestione dei boschi tramite
un disboscamento selettivo di
alcune aree nei pressi della Certosa e costruendo e gestendo alcune case
coloniche dette “grangie”.
Nel
1802 la Certosa venne chiusa dal Governo Napoleonico e depredata dagli ingenti
beni immobiliari ed artistici accumulatisi nel corso dei secoli.
Verso
la metà del 1800 il Monastero venne trasformato in uno stabilimento
idroterapico ed utilizzato fino allo scoppio della Grande guerra.
Da
allora rimase abbandonato fino al 1934 quando i Missionari della Consolata lo
restaurarono rendendolo nuovamente un centro di culto religioso.
E’
doveroso ricordare che oltre alla Certosa di Pesio, le Alpi Liguri ospitano
un'altra Certosa in Val Casotto.
Disegno della
Certosa di Pesio
IL TORRENTE PESIO
Il
torrente Pesio trae origine dalla confluenza, sotto il Pian delle Gorre, dei rii
provenienti dal vallone del Saut e dal Vallone del Pis.
Il
rio del Vallone del Saut (vallone del Salto) riceve le acque da tre valloni
posti più a monte, ma principalmente, per quanto riguarda la portata idrica, da
quelli di Sestrera e di Serpentera, che vengono alimentati da parecchie sorgenti
(in tutta la vallata ce ne sono diciotto). Particolare è l’apporto da parte
del terzo vallone, quello del Marguareis. In questa vallata le rocce calcaree
presenti, essendo impermeabili, originano un bacino acquifero detritico che
alimenta le sorgenti del laghetto del Marguareis. Queste sorgenti, i cui
parametri dell’acqua vengono costantemente monitorati, hanno dei picchi di
portata idrica pur conservando una temperatura dell’acqua molto bassa.
Più a valle si verificano delle perdite in subalveo, l’acqua
scorre nascosta dai detriti riaffiorando più a valle e ricostituendo il terzo e
ultimo ruscello che contribuisce ad alimentare il rio del vallone del Saut.
Il
rio del Vallone del Pis è quello che fornisce il principale apporto d’acqua
al torrente e trae origine
anche da una particolare serie di cascate che escono direttamente da una parete
di roccia e che costituiscono una delle maggiori attrazioni naturali del Parco
Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro: il Pis del Pesio.
La
sorgente del Pis è una sorgente temporanea e la si può ammirare solo in alcuni
periodi durante il corso dell’anno. Il suo apporto d’acqua cessa nel periodo
di magra e si riattiva nei periodi primaverili, quando la neve caduta nei mesi
invernali si scioglie con l’aumentare della temperatura. Questo singolare
fenomeno si verifica anche dopo alcuni giorni di abbondante pioggia. La vera
sorgente, quella principale per l’alimentazione del rio del Pis, sgorga più a
valle in maniera meno vistosa.
Nel
tratto più a monte il torrente formatosi dalla confluenza dei quattro rii
principali scorre incassato tra le sponde rocciose originando pittoresche gole,
poi si allarga un po’ creando delle graziose e pescose buche e lamette tipiche
di un torrente alpino.
Foto di un
tratto del lotto VERDE della Riserva di pesca “Valle Pesio”
La
valle si apre sensibilmente all’altezza del paese di Chiusa Pesio e da lì il
torrente Pesio prosegue il suo percorso fino alla sua confluenza con il fiume
Tanaro all’altezza del comune di Carrù.
In
base a questa descrizione si può dedurre prima di tutto che la circolazione
acquifera sotterranea alimenta le sorgenti del Pesio dando vita a un meccanismo
risorgivo particolare e, in secondo luogo, che l’andamento, nel corso
dell’anno, della portata idrica del torrente e, di conseguenza della
temperatura dell’acqua, determina, soprattutto a fondo valle, la qualità
della stessa acqua e, di conseguenza, la fauna ittica presente.
Un bella fario catturata a spinning
Il Torrente Pesio è noto per la
purezza delle sue acque e per la sua pescosità. Lungo tutto il corso d'acqua è
possibile praticare la pesca sportiva. Il Tratto più a valle è gestito
dall'associazione Pescatori di Chiusa Pesio, mentre la parte a monte di S.
Bartolomeo è una riserva di pesca.
La
vegetazione è l'elemento predominante del paesaggio. Immensi boschi di latifoglie
nobili, quali aceri, olmi, tigli, ciliegi selvatici e frassini cedono il passo
ai castagneti e querceti e, salendo, ai boschi di abete bianco, creando dove
scorre il torrente quelle particolari e fiabesche gallerie naturali che sembra
vogliano nasconderlo e proteggerlo magicamente (mancano solo i folletti!). Lungo
le sponde del torrente si ammira un ulteriore esplosione di verde con vari tipi
di muschi, cespugli e rare piante che caratterizzano l’esclusiva flora degli
ambienti umidi del parco.
Le acque
dello stesso torrente, che sembra voglia ricambiare le attenzioni ricevute,
rispecchiano l’immagine della rigogliosa vegetazione che, tra l’altro,
fornisce il miglior habitat nonché rifugio sicuro alla fauna e all’avifauna
ospite del parco.
Ogni lama,
ogni cascata, per la purezza dell'acqua e per l'ambiente che le circonda, è da
fotografia! La stessa aria che si respira inoltrandosi a pescare dentro questi
tunnel creati da Madre Natura mediante la rigogliosa vegetazione risulta essere
fresca e umidificata non solo dalla presenza di bellissime e pittoresche
cascate, ma anche dalla grande traspirazione vegetale. E’ proprio una
sensazione piacevolissima stare all'ombra e in un ambiente quasi climatizzato
soprattutto nelle calde giornate estive.
Altra
caratteristica del torrente è la pulizia non solo dell'acqua, sempre fresca e
limpida, ma anche dell'alveo che
consente una notevole facilità di movimento nell'azione di pesca anche con le lunghe canne utilizzate per la pesca al tocco.
Da
un punto di vista morfologico, il torrente, in corrispondenza del tratto più a
monte, quello più pregiato, corrispondente al lotto verde, offre le
caratteristiche tipiche di un torrente alpino con bellissime buche di varia
grandezza. Le buche più grandi, che ospitano esemplari di trota fario di mole
notevolissima, sono poste in fondo a profonde gole rocciose. Si suggerisce
quindi di raggiungerle seguendo i sentieri e non cercando di “tagliare” tra
le stesse rocce. Altro consiglio è quello di non forzare mai il recupero
dell’eventuale preda allamata, visto la grandezza delle trote presenti, e di
non posizionarsi mai, durante la battuta di pesca, in zone difficili, dalle
superfici ristrette e umide che non consentano un buon equilibrio. Il possesso e
l’uso del guadino è essenziale per non ritrovarsi ad avere dei tristi ricordi
relativi a trote da sogno perse a pochi centimetri da riva per la rottura della
lenza (lo ripeto sempre, mai avere fretta nel salpare una trota e cercare di
capire se c’è un angolo del torrente privo di corrente dove si possa far
dirigere la nostra preda per poterla catturare con il guadino).